Mara si svegliò con un fortissimo mal di testa.
Aveva fatto un sogno stranissimo, doveva smetterla di bere gin-lemon, visto che faceva quest’effetto.
Aprì con calma gli occhi, memore delle bevute passate, e lentamente riuscì a mettere a fuoco la stanza.
Evidentemente, nel gin-lemon ci doveva essere qualche droga.
Scosse la testa, quasi a voler negare la vista di quella stanza antica.
Poi, la porta si aprì, e lei scorse, di nuovo, quella persona che sembrava uscita dal carnevale di Venezia.
-Mia signora, state bene?-
Voleva rispondere che no, non stava bene, e insieme chiedere perché la stava chiamando mia signora e altre tremila cose che si mischiavano nella sua mente, ma l’unica cosa che fece fu annuire.
-Ah, bene. Signora, ci avete fatto prendere un bello spavento quando siete caduta da cavallo.-
Lei lo guardò, emettendo le prime sillabe da quando era arrivata:
-Cavallo? Ma io non so andare a cavallo!-
Vide l’uomo guardarla come se avesse detto una stupidata, infatti disse:
-Signora, so che vi piace scherzare, ma questa… la migliore cavallerizza del regno che non sa andare a cavallo.-
Frena! Regno? Ok, aveva sbattuto la testa da qualche parte.
-Sai, credo di essermi presa una bella botta.-
-State bene?-
-Si, penso di si. Solo, non mi ricordo.-
-Cosa non si ricorda?-
-Beh, nulla!-
-Co-come nulla?-
-Nulla! Chi sono? Dove sono? Nulla!-
-E’ sicura, mia signora?-
-Sicurissima.-
-Forse sarà meglio chiamare un dottore.-
-E’ un’idea come un’altra.-
E così l’uomo andò via, lasciando Mara con i suoi pensieri.
Le parole dell’uomo le ronzavano nella testa, mentre il suo sguardo si spostava per la stanza.
Stava iniziando a dubitare di se stessa. Come poteva essere finita in un altro mondo? Eppure, sembrava tutto così reale. E’ solo un sogno, continuava a ripetersi, ma ormai nemmeno lei ci credeva più.
Si sdraiò sul letto, desiderando con tutta se stessa che arrivasse un segno a dirle che non era impazzita, che veramente fino a ieri sera lei aveva vissuto nel 2000.
Non aveva avuto nemmeno il coraggio di chiedere in che anno erano, o se erano sulla Terra, o chissà che altro. La paura le attanagliava lo stomaco, impedendole di pensare.
Silenziosamente, iniziò a piangere, fino al punto in cui sembrava che una diga dentro si lei si fosse rotta, perché continuava a piangere, senza sapere come fermarsi.
Fu con le lacrime agli occhi che si addormentò di nuovo.




